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Per i lavoratori non iscritti a fondi pensione si hanno solo tre alternative. Vediamo quali sono
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1. Lasciare il Tfr in azienda
Per il lavoratore non cambia nulla. L’unica particolarità
sarà per chi lavora in aziende con almeno 50 dipendenti; in tal caso il Tfr verrà
versato dal datore di lavoro al Fondo di Tesoreria istituito presso l’Inps (vedi
l’articolo del mese scorso). L’interlocutore del lavoratore rimarrà sempre il datore
di lavoro.
2. Aderire alla previdenza complementare
a) Versando il solo Tfr a una forma pensionistica
complementare opportunamente scelta (fondo aperto o polizza)
b) Versando il Tfr
e la propria quota contributiva al fondo pensione negoziale (di categoria) La differenza
fra le due alternative è notevole in quanto nel primo caso (a) la posizione previdenziale
sarà alimentata solo dal Tfr, mentre nel secondo (b) il fondo pensione viene alimentato
da ben tre fonti: il Tfr, il contributo del lavoratore e il contributo del datore
di lavoro. Infatti è la contribuzione del lavoratore che permette di avere anche
quella del datore di lavoro che diversamente andrebbe perduta: in pratica “paghi
uno e prendi due”.
3. Non esprimersi
In tal caso il Tfr generato dal 1° luglio 2007 sarà automaticamente
conferito al fondo pensione di categoria o, in mancanza di questo, al Fondo residuale
FondInps (vedi l’articolo del mese scorso). Il lavoratore non sceglie né la forma
pensionistica né il comparto d’investimento in cui versare il Tfr: le somme saranno
versate per legge “nella linea a contenuto più prudenziale tale da garantire rendimenti
comparabili al tasso di rivalutazione del Tfr”. Da notare l’ambiguità della norma
che non stabilisce precisamente quel è il rendimento comparabile con la rivalutazione
del Tfr oltre al fatto che una tale linea di investimento potrebbe non essere adatta
alle caratteristiche socio-economiche del lavoratore.
Quale strada conviene prendere?
Consideriamo quattro lavoratori dipendenti, tutti della stessa età e la stessa retribuzione
annua lorda di 25mila euro e crescente al 3 per cento all’anno: Aziendo, Puro, Versoanchio
e Silente:
1. Aziendo ha deciso esplicitamente di lasciare il suo Tfr in azienda;
2. Puro ha deciso di versare il solo TFR nel fondo negoziale, comparto «bilanciato»;
3. Versoanchio oltre al TFR versa al fondo negoziale anche una sua contribuzione;
4. Silente non si è pronunciato e si trova “per legge” a versare nel fondo negoziale
il solo Tfr
Aziendo al momento del pensionamento otterrà il Tfr accumulato, rivalutato ogni
anno al 3 per cento lordo (quindi si ipotizza un’inflazione al 2 per cento), con
una tassazione dell’11% sui rendimenti e del 23% minimo (aliquota media Irpef) al
momento della liquidazione.
Puro investe il solo Tfr nel fondo pensione, comparto «bilanciato», che rende secondo
due ipotesi il 3 e il 5 per cento lordo da tasse e netto da commissioni e spese.
Subisce una tassazione dell’11% sui rendimenti e del 15% (a scendere fino al 9 per
cento) sulla liquidazione.
Versoanchio aggiunge al Tfr anche l’1,2% della sua retribuzione determinando così
anche un versamento di pari ammontare del datore di lavoro.
Silente versa al fondo il solo Tfr nel comparto «garantito», che si assume renda
il 3% lordo da tasse come il Tfr.
Per paragonare correttamente le quattro situazioni, a fronte del contributo di Versoanchio
supposto di 300 euro all’anno esenti da imposte, si è ipotizzato un analogo investimento
di 231 euro di reddito tassato (un piano di accumulo) sul mercato finanziario da
parte degli altri lavoratori in modo tale che il reddito netto dopo gli investimenti
finanziari sia il medesimo per tutti i soggetti. Il rendimento di mercato è posto
uguale a quello del comparto «bilanciato» del fondo pensione (3 e 5 per cento) e
con tassazione all’usuale aliquota del 12,5%. Nel primo confronto, i quattro soggetti
hanno ancora 10 anni al pensionamento, nel secondo 20 anni e nel terzo 30.
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Tabella 1: Variazione percentuale dei montanti finali netti rispetto ad Aziendo |
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Puro |
Versoanchio |
Silente |
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Cinquantenni (10 anni) |
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Rendimento al 3% |
8% |
26% |
8% |
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Rendimento al 5% |
16%
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36% |
8% |
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Quarantenni (20 anni) |
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Rendimento al 3% |
8% |
26% |
8% |
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Rendimento al 5% |
6% |
48% |
8% |
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Trentenni (30 anni) |
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Rendimento al 3% |
9% |
28% |
9% |
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Rendimento al 5% |
38% |
63% |
9% |
La classifica
1. Versoanchio si rivela sempre la scelta economicamente migliore
perché consente di percepire il contributo aziendale, sfruttare le agevolazioni
fiscali e, verosimilmente, appropriarsi della maggiore redditività dei fondi nel
lungo termine rispetto al Tfr.
2. Puro segue a ruota, soprattutto se può avvantaggiarsi
di mercati più dinamici.
3. Silente, infine, trovandosi allocato sul comparto più
prudenziale, gode dei vantaggi fiscali ma subisce un’allocazione non ottimale soprattutto
sugli orizzonti temporali più lunghi.
Quando poi il montante finale dovrà essere
trasformato in rendita vitalizia e quindi tassato, i vantaggi sarebbero ancora più
netti. Infatti, il Tfr lasciato in azienda sarà tassato con un’aliquota Irpef minima
del 23% mentre gli aderenti ai fondi pensione godranno di una tassazione agevolata
del 15% che scende fino al 9% in base agli anni di contribuzione.
La soluzione economicamente
più conveniente
La semplice analisi svolta mostra che, sotto ipotesi ragionevoli,
la maggiore convenienza economica si ha con la scelta esplicita di versare il TFR
e la propria quota contributiva al fondo pensione negoziale (di categoria),
per
sfruttare la contribuzione del datore di lavoro, i vantaggi fiscali e l’eventuale
maggior rendimento del fondo rispetto alla rivalutazione del Tfr in azienda.
In
termini di tasso di rendimento conviene aderire con l’aliquota contributiva più
bassa e con la più alta quota di Tfr. In termini di montante atteso, una più elevata
aliquota contributiva consente di coprire il gap previdenziale di primo pilastro
con maggiore facilità e in minor tempo.
A questo punto l’unico motivo per non aderire
ad un fondo pensione di categoria è la paura dei rischi che si corrono sui mercati
finanziari, paura che dobbiamo mettere da parte se vogliamo affrontare la questione
previdenziale nel modo più razionale possibile.
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lunedì 06 febbraio
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