Che cos'è il Tfr?
Il Trattamento di Fine Rapporto è una forma di retribuzione che il lavoratore riceve
quando va in pensione o si dimette o viene licenziato. Ogni anno l'azienda accantona
una somma pari a circa il 7% della retribuzione lorda del dipendente, che va a formare
il Tfr. Un piccolo tesoro che viene rivalutato, annualmente, del 75%dell'inflazione
più l'1,5%: nel 2006 gli interessi sul Tfr sono del 3,5%.
Cosa prevede l'accordo sul Tfr?
Tra il 1° gennaio e il 30 giugno 2007 11 milioni di italiani sono chiamati a una
scelta: devono decidere se trasferire il Tfr ai fondi pensione, così da garantirsi
una seconda pensione, oppure se lasciare come in passato il denaro in azienda. In
questo caso però se l'azienda ha più di 50 addetti i soldi saranno trasferiti all'Inps.
Quanti lavoratori sono interessati alla riforma?
La scelta riguarda solo i dipendenti privati e restano ovviamente esclusi i dipendenti
pubblici perché non hanno il Tfr.
Sarà trasferito ai fondi anche il Tfr maturato in passato?
No, i lavoratori potranno trasferire in tutto o in parte solo il Tfr che maturerà
dal 1° gennaio 2007. Il Tfr accumulato in passato resterà in azienda fino alla cessazione
del rapporto di lavoro.
Il trasferimento del Tfr all'Inps riguarda anche i lavoratori che hanno una previdenza
autonoma?
Sì, riguarda tutti i dipendenti privati. Naturalmente i professionisti continueranno
a versare i contributi obbligatori agli istituti autonomi di categoria, e a ricevere
da questi la pensione principale.
Concretamente, come avviene la scelta da parte del lavoratore?
Se entro il 30 giugno
2007 il lavoratore non esprime alcun parere, scatta il meccanismo del silenzio-assenso
e il Tfr viene automaticamente trasferito ai fondi pensione. Se invece il lavoratore
vuole lasciare il Tfr all'azienda, o se sceglie un fondo aperto diverso da quello
della sua categoria, deve mettere per iscritto la decisione.
Cosa cambia per il lavoratore se il Tfr viene trasferito all'Inps?
Non cambia nulla,
il dipendente, quando s'interrompe il rapporto di lavoro, riceve dall'azienda tutta
la liquidazione rivalutata secondo i soliti parametri senza svantaggi economici.
Cosa sono i fondi pensione?
Sono forme di previdenza complementare che investono il denaro dei lavoratori in
obbligazioni e azioni e sono di 3 tipi:
1. Fondi pensione chiusi che nascono da accordi tra imprese e sindacati e investono
il denaro con cautela, dando la garanzia che il capitale sarà restituito per intero
ai lavoratori.
2. Fondi aperti gestiti direttamente da banche e società finanziarie, di solito
rendono più di quelli chiusi ma il rischio è maggiore.
3. Infine i lavoratori possono investire il Tfr in particolari polizze delle compagnie
di assicurazione.
A quale fondo pensione viene trasferito il Tfr del lavoratore che non esprime alcuna
preferenza?
Se il lavoratore opta per il silenzio-assenso l'azienda versa il Tfr sul fondo chiuso
della categoria: metalmeccanici, chimici, odontoiatri, giornalisti. Se non esiste,
il denaro finisce in un fondo individuato insieme ai sindacati. Altrimenti, in quello
cui hanno aderito il maggior numero di dipendenti. Infine, se manca qualsiasi forma
collettiva, il Tfr finisce su un apposito fondo dell'Inps.
Conviene trasferire il Tfr ai fondi pensione o è meglio lasciarlo in azienda?
Non c'è dubbio: nel lungo periodo i soldi investiti nei fondi rendono di più. La
liquidazione, se rimane in azienda, viene rivalutata poco più dell'inflazione (nel
2006 è stata del 3,5%) e sulla somma consegnata al lavoratore si paga un'imposta
superiore al 20%. Una soluzione che conviene solo a chi è vicino alla pensione.
Invece il denaro dei fondi pensione viene investito in Borsa e nell'arco di 20,
30 anni rende molto di più. Inoltre la tassazione, al momento della pensione, non
supera il 15%. Un'opportunità da cogliere per i lavoratori giovani, che avranno
pensioni basse anche del 40% dell'ultimo stipendio. La previdenza complementare
può aggiungere quel 15% in più utile a conservare un livello di vita decoroso.
Meglio trasferire la liquidazione su un fondo di categoria o su un fondo aperto?
I fondi di categoria sono più prudenti negli investimenti, perché devono garantire
la conservazione del capitale dei lavoratori, e per questo rendono meno dei fondi
aperti ma hanno due vantaggi:
1. I costi di gestione sono più bassi.
2. I lavoratori ricevono dall'azienda un contributo aggiuntivo non previsto per
la maggior parte dei fondi aperti.
I vantaggi dei fondi aperti?
Il rendimento può essere molto più alto, perché i gestori fanno investimenti più
coraggiosi.
Cosa succede se il lavoratore cambia idea dopo il 30 giugno 2007?
Chi ha lasciato il Tfr in azienda può sempre cambiare idea e aderire in qualsiasi
momento ai fondi pensione ma non è possibile il contrario.
Sono un dipendente di un'azienda e non ho intenzione di aderire a un fondo pensione.
Cosa devo fare per conservare l'attuale trattamento di fine rapporto lavoro?
Per chi, come lei, vuole conservare l'attuale regime del tfr, cioè una liquidazione
alla cessazione del rapporto di lavoro, può farlo con una sola modalità: esprimere
la scelta in modo esplicito (come vuole la legge), cioè comunicando tale opzione
al proprio datore di lavoro.
Non sono iscritto a nessun fondo pensione, ma lavoro ormai da anni e ho maturato
un cospicuo tfr. Se dovessi decidere di aderire alla previdenza complementare, dovrò
rinunciare a tutto questo tfr?
No, assolutamente. La possibilità di aderire alla previdenza integrativa (cioè a
un fondo pensione o a un piano individuale di previdenza) con la destinazione integrale
del tfr è una scelta che riguarda esclusivamente le quote che si maturano a partire
dal 1° gennaio 2007 in a vanti. Resta fermo tutto quanto si ha diritto, a titolo
di tfr, fino al 31 dicembre 2006.
Ho letto che, in virtù della regola del silenzio assenso, chi non effettuerà
alcuna scelta sarà automaticamente iscritto a un fondo pensione. E' così?
Esattamente. La regola del silenzio assenso funziona come una corsia preferenziale
per l'iscrizione alla previdenza integrativa: la legge ritiene che chi non si esprime,
accetti di aderire ai fondi pensione.
Si parla di sei mesi di tempo per decidere se aderire o meno ai fondi pensione,
ma poi tutti fanno riferimento al termine ultimo del 30 giugno 2007. Potreste spiegarmi
come si calcola questo periodo che i lavoratori hanno a disposizione?
Bisogna distinguere due ipotesi, a ognuna delle quali la legge riconosce un periodo
di sei mesi per decidere se aderire o meno alla previdenza integrativa: a) lavoratore
già occupato alla data del 1° gennaio 2007; b) lavoratore non occupato alla medesima
data. Nel primo caso, il termine si fissa al 30 giugno 2007 (sei mesi dal 1° gennaio
2007); nel secondo caso, invece, il termine decorre dalla data di impiego . Se,
per esempio, il lavoratore viene assunto il 1 ° marzo 2007, il termine ultimo per
decidere si fissa al 30 agosto 2007 (sei mesi dal 1° marzo 2007).
Se decido di non aderire alla previdenza integrativa e di mantenere il tfr,
posso poi cambiare idea? Quando?
Certamente. La scelta sul conferimento del tfr e sull'adesione alla previdenza integrativa
avviene con cadenza almeno annuale. Quindi, successivamente alla decisione di mantenere
il tfr, il lavoratore potrà in ogni momento optare per il conferimento (e dunque
aderire) a un fondo pensione.
Se decido di aderire a un fondo pensione con destinazione del tfr, posso poi
ritornare sui miei passi?
No; una volta conferito il tfr alle forme pensionistiche complementari non è più
possibile riprendere la vecchia liquidazione.
Vorrei sapere quale tfr finirà nei fondi pensioni per quei lavoratori che non
decidano nulla entro il 30 giugno 2007
In questo caso (nessuna scelta), vale la regola del silenzio assenso ed è previsto
che nel fondo pensione finisca il tfr maturando dal mese successivo alla scadenza
dei sei mesi. Nel caso specifico di lavoratore che deve effettuare la scelta entro
il 30 giugno 2007, al fondo pensione finirà il tfr maturato da luglio 2007 in avanti.
Se decido di non effettuare alcuna scelta e, pertanto, di far valere la regola
del silenzio assenso, a quale fondo pensione mi ritroverò iscritto?
In questo caso si dà priorità alle scelte aziendali. Infatti, è previsto che il
datore di lavoro trasferisca il tfr al fondo pensione previsto dal Ccnl o da un
contratto territoriale. Salvo che non vi sia un accordo aziendale che prevede una
adesione a una diversa forma pensionistica. Se, invece, ci sono più forme pensionistiche
previste dai ccnl, il datore di lavoro verserà il tfr a quella cui ha aderito il
maggior numero di lavoratori dell'azienda. Infine, se non vi sono possibilità di
fondi pensione aziendali, il datore di lavoro è tenuto a versare il tfr al fondo
pensione istituito presso l'Inps.
La regola prevista per l'adesione alla previdenza integrativa tramite conferimento
del tfr (decisione da prendere entro sei mesi) vale per tutti i lavoratori?
Vale per tutti i lavoratori dipendenti, cioè per chi è titolare di un rapporto di
lavoro subordinato con diritto al trattamento di fine rapporto lavoro (tfr).
Posso decidere di mantenere in parte il tfr e in parte di destinarlo a un fondo
pensione?
No, la scelta vincola al conferimento di tutto il tfr maturando. Eccezioni valgono
per i lavoratori più anziani, quelli cioè che hanno cominciato a lavorare prima
del 29 aprile 1993 con iscrizione alla previdenza obbligatoria (per esempio all'Inps).
Ho cominciato a lavorare nel gennaio 1990 con iscrizione all'Inps. E non mi
sono mai iscritto a un fondo pensione. Devo anch'io effettuare la scelta sul conferimento
del tfr entro il 30 giugno 2007? La decisione riguarda tutto il mio tfr?
Sì, anche i lavoratori più anziani sono tenuti a rispettare la scelta sul conferimento
del tfr ai fondi pensione. Tuttavia, a chi risulta iscritto alla previdenza obbligatoria
prima del 29 aprile 1993, il conferimento non riguarderà tutto il tfr maturando
ma solo una par te, quella fissata dagli accordi o dai contratti collettivi. Se
questi ultimi non prevedono il versamento del tfr, il conferimento dovrà necessariamente
riguardare la metà del tfr maturando con possibilità di successivi incrementi.
Ho cominciato a lavorare nel 1990 e nel 1992 mi sono iscritto a un fondo pensione
in regime di contribuzione definita, versando il 50% del mio tfr. Devo anch'io effettuare
la scelta sul conferimento del tfr entro il 30 giugno 2007?
Sì, ed è possibile scegliere se mantenere il tfr che non è già destinato al fondo
pensione come liquidazione oppure se versarlo (tutto il rimanente) al fondo pensione
cui si è iscritti. Attenzione; anche in questo caso vale il silenzio assenso: se
non c'è scelta, il tfr residuo finisce nel fondo pensione.
Ho letto che se mantengo il tfr come liquidazione questo finirà in un fondo
statale. È vero?
Sì, ma soltanto se l'azienda presso cui si è occupati ha più di 49 dipendenti. Altrimenti,
il tfr resta in mano all'impresa.
Poiché l'azienda presso cui lavoro occupa 60 dipendenti, se decido di non conferire
il mio tfr maturando a un fondo pensione questo finirà nel fondo statale. Mi chiedo:
in questo caso mi sarà comunque garantita la rivalutazione annuale?
Certamente. A chi decide di mantenere il tfr e di non aderire a un fondo pensione,
a prescindere dalla dimensione dell'impresa e quindi da dove finirà il tfr, al lavoratore
resta assicurato lo stesso trattamento (rivalutazione, liquidazione, anticipazioni).
Se aderisco a una forma pensionistica individuale (un Fip o Pip) posso destinarvi
il tfr?
Sì. I lavoratori possono decidere di destinare anche a tali forme pensionistiche
le proprie quote annuali di tfr. Inoltre, se si ha diritto a una contribuzione per
i fondi pensione, il datore di lavoro è tenuto a versarle al Fip (Pip).
Una volta aderito a un fondo pensione, posso poi cambiare forma pensionistica?
Sì, ma dopo due anni. La legge , infatti, prevede il cosiddetto principio della
portabilità per cui chiunque, dopo due anni di partecipazione a una forma pensionistica
complementare, ha facoltà di trasferire l'intera posizione individuale maturata
a un'altra forma pensionistica.
La mia impresa occupa 60 dipendenti. Dovrò versare il tfr al fondo di tesoreria?
Sì. Poiché si supera la soglia dei 49 dipendenti, il tfr dei lavoratori che decideranno
di non aderire alla previdenza complementare non potrà più restare in azienda, ma
andrà versato al neo fondo gestito dall'Inps.
La mia impresa occupa 70 dipendenti. Quale tfr dovrò versare al fondo di tesoreria?
Tutto il tfr dei lavoratori che opteranno per mantenere la buonuscita e non aderire
a un fondo pensione.
La mia impresa occupa 55 dipendenti. Dovrà versare il tfr al fondo di tesoreria?
Anche quello che già è stato maturato dai lavoratori?
Il tfr dei lavoratori che decideranno di non aderire alla previdenza complementare
(cosiddetto inoptato) dovrà essere versato al neofondo Inps. Ma solamente le quote
maturate dal 1° gennaio 2007 in poi; mentre resterà in mano aziendale il tfr maturato
fino al 31 dicembre 2006.
Poiché la mia impresa occupa 60 dipendenti, dovrò versare il tfr al fondo di
tesoreria. Chiedo: dovrò poi effettuare comunque le rivalutazioni annuali?
Soltanto in par te. Precisamente, dovrà rivalutare le quote di tfr che restano nell'azienda
e che sono quelle maturate fino al 31 dicembre 2006. In vece, il tfr maturato da
gennaio 2007 in poi, che andrà versato al neofondo Inps, saranno rivalutate dal
fondo medesimo.
Nella mia impresa trovano occupazione 50 dipendenti. Pertanto dovrò versare
il tfr al fondo di tesoreria. Alla cessazione del rapporto di lavoro chi liquiderà
i lavoratori?
Per le quote di tfr rimaste in azienda (quelle maturate fino al 31 dicembre
2006), è il datore di lavoro che deve provvedere a erogarle al lavoratore. Mentre,
per la quota finita al neofondo Inps (il tfr maturato da gennaio 2007 in avanti),
la liquidazione avverrà a cura dello stesso fondo.
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