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Siamo la prima generazione che può chiamarsi globale


 
Einsten aveva ragione

L’esplosione dell’atomo sarà la più piccola delle esplosioni con le quali l’umanità dovrà confrontarsi. Infatti ci sarà l’esplosione demografica e poi l’esplosione più forte di tutte: l’esplosione dell’informazione. I più poveri verranno a conoscenza di quello che l’umanità è in grado di fare per farli uscire dalla condizione di miseria e l’umanità si troverà costretta a nuove forme di condivisione. 

Tutti sanno tutto, i problemi escono dal nostro piccolo quartiere e diventano problemi su scala planetaria. I poveri sanno di essere poveri e sanno che ci sono posti di opulenza. E’ impensabile che rimangano a guardare, ben presto vorranno dividersi la torta. Nel frattempo l’Europa limita la produzione di latte grano e formaggio, le fertili terre europee restano incolte, uno spreco immenso. I paesi più poveri potrebbero coltivare le terre incolte per trarne sostentamento. Offriamo ai poveri un po’ di elemosina ma non vogliamo dividere la torta con loro. Prima che masse di popolazioni affamate ci invadano tendiamo una mano e condividiamo con loro la nostra ricchezza.

Ci sarà sempre meno lavoro per tutti

A questo dramma si aggiunge quello di una profonda crisi sociale. Una crisi sociale dovuta alla disoccupazione di massa ormai cronicizzata. E non sarà un naturale riequilibrio a risolvere il problema. Un giorno con la ripresa economica ci sarà lavoro per tutti. E’ falso. La disoccupazione dovuta al processo di globalizzazione troverà una soluzione solo a livello mondiale. In passato ci siamo arricchiti grazie alla colonizzazione: materie prime a buon mercato e importazione di mano d’opera a basso costo. Oggi sta succedendo l’inverso: i paesi emergenti con la loro mano d’opera a bassissimo costo stanno colonizzando i paesi industrializzati. E anche se non hanno ferie ne previdenza ne assistenza sanitaria ben presto l’avranno. Si avrà così un livellamento generale del costo della vita e dei redditi. Il costo del lavoro aumenterà in modo omogeneo a livello planetario. Ma le ricchezze non sono infinite e la popolazione continua a crescere. Ci sarà prima una ridistribuzione delle ricchezze in modo equo con un impoverimento globale e una diminuzione di redditi e lavoro. 

La disoccupazione è la vera rivoluzione che dobbiamo fronteggiare nei prossimi anni 

Redditi e lavoro sono destinati a diminuire. I nostri figli saranno più poveri di noi, lavoreranno meno e guadagneranno meno. Dovremo imparare a spendere meno, tornare alle cose essenziali e capire che carriera e soldi non sono l’essenziale della vita. Dovremo imparare ad occupare il nostro tempo libero in modo socialmente utile con attività umanizzanti per avere comunque soddisfazione e una ragione di vita.

La soluzione per la disoccupazione sarà la condivisione del lavoro

Se non andremo incontro ai disoccupati e ai precari con nuove forme di distribuzione del lavoro questi si rivolteranno reclamando ciò che gli spetta di diritto: un lavoro. L’Italia è l’unica nazione europea dove non esistono i redditi minimi garantiti e anche se ci fossero a quei livelli salariali (500 euro) non c’è dignità di uomini. Ogni uomo ha bisogno di vestiti, libri e cure mediche per sentirsi uomo ma soprattutto ha bisogno di una ragione di vita. Ecco che cosa rappresenta un lavoro: una ragione di vita.

Una drastica riduzione salariale può portare ad una perdita del proprio stato sociale e se si aggiunge anche un rifiuto sociale ecco che si diventa inutili. Forzati all’ozio saremo capaci di indirizzarci su attività umanizzanti o ci daremo alla droga e all’alcool? La disoccupazione colpisce tutti, indistintamente. Pochi riusciranno a risollevarsi e la maggior parte soffrirà per tutta la vita di una disoccupazione cronica.

Nella nostra società ha valore solo il tempo remunerato. Si è riconosciuti socialmente solo per il proprio tempo retribuito. Molti allora dovendo affrontare lunghi periodi di tempo libero saranno presi alla sprovvista. E c’è una bella differenza tra essere disoccupati in campagna e essere disoccupati in città. La campagna vive il ciclo delle stagioni in comunione con la vita. La città no. I giovani che non hanno niente da fare danno fuoco alle auto.

L’arte e lo sport possono ridare un senso alla vita.

Abbè Pier
  
   
lunedì 06 febbraio

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